Cuccioli gatti Certosini

Come funziona la mente del gatto: pensieri ed emozioni feline

Spesso, osservando il nostro amico a quattro zampe, ci chiediamo: “cosa starà pensando? Che cosa prova?”. Chiunque abbia un gatto o ne sia interessato vorrebbe conoscere cosa si nasconde dietro ad uno sguardo assorto o ad un muso inclinato a sinistra o a destra. I padroni infatti sognano di sapere come funziona la mente dei loro gatti, per provare a capirli superando l’ostacolo della “lingua” e cercare di instaurare con loro un rapporto di affetto profondo.

Dal punto di vista biologico, il cervello del gatto è molto simile a quello degli umani: pur essendo più piccolo, è ugualmente suddiviso in lobi e corteccia. Inoltre, il gatto ha una struttura deputata al processo decisionale, ha un intelligenza emotiva ed ha una capacità cognitiva che gli permette di relazionarsi con altri animali (noi compresi!).

La scienza ha compiuto enormi passi avanti nell’indagare il funzionamento della mente del gatto; in questo articolo faremo principalmente riferimento agli studi della Dott.ssa Nagelschneider (fondatrice della Cat behavior Clinic in Oregon) e della collega Dott.ssa Johnson-Bennett in merito alle interazioni che compie il gatto, alle emozioni che prova e al funzionamento della sua mente.

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Il gatto prova emozioni? Assolutamente si! 

Il primo ambito di indagine che affrontiamo è quello delle emozioni: è emerso infatti che l’intelligenza emotiva del gatto è molto sviluppata e capace di generare in lui diverse sensazioni, fino a generare vere e proprie emozioni.

I due sentimenti cardine della nostra vita, gioia e tristezza, si presentano anche nel gatto; in particolare, i gatti provano tristezza  e soffrono nel momento in cui vengono lasciati soli o avvertono una mancanza di attenzioni. Allo stesso modo, l’emozione della gioia si manifesta nel gatto principalmente quando è rilassato, quando fa le fusa ai propri padroni o quando è soddisfatto della propria cena.

Un altro sentimento che i gatti sono in grado di provare è la rabbia: nel momento in cui vengono attaccati o costretti a fare qualcosa, i gatti reagiscono in maniera impulsiva e avventata. Al contrario degli umani però, la rabbia non lascia nei gatti un sentimento di rancore: la mente dei gatti infatti non riesce a tenere conto dei comportamenti altrui per agire di conseguenza.

Cuccioli, adulti e poi anziani: come cambia la mente del gatto nel corso della vita

La mente di un gatto appena nato, fino all’anno di vita, è quasi del tutto concentrata sull’apprendimento: la capacità di memorizzazione è infatti fondamentale per il corretto sviluppo cognitivo e comportamentale del gatto. I gattini osservano tutto ciò che li circonda: ambiente, animali domestici, famiglia umana; l’attenta osservazione del mondo in cui vive e del comportamento altrui è per lui fonte preziosa per capire le dinamiche sociali ed inserirsi al meglio in famiglia!

Nel momento in cui il cucciolo diventa adulto, il gatto continua ad imparare giorno dopo giorno e la sua capacità di memoria raggiunge la massima espressione possibile: ricorda esattamente il luogo in cui è tenuto cibo ed acqua,  dove riposa, altri animali e persone. Nella fase adulta, tutte le capacità cognitive del gatto interagiscono tra loro e si formano al 100%. A volte i gatti adulti rimangono scossi di fronte a cambiamenti improvvisi e repentini o novità inattese (come un trasloco): in questi casi, è utile aiutarli ad ambientarsi e a ricreare una serie di ricordi.

Quando il gatto entra nella fase dell’anzianità, è probabile che subentrino disturbi cognitivi o che, come gli anziani “umani”, abbia leggeri problemi di memoria e meno interattività con noi umani.

Interazione uomo – gatto: chi siamo per loro e come ci percepiscono

Per quanto riguarda il rapporto uomo-gatto, è assolutamente falsa l’idea che i gatti siano animali solitari e introversi che amano stare soli: i gatti sono animali sociali e possono essere amici leali e affettuosi, tanto quanto lo è un cane!  A differenza del suo “nemico naturale”, il gatto ha bisogno di più tempo per riconoscere l’uomo come suo riferimento sociale; quando questo avviene però, il gatto vede nel padrone fonte di protezione, sicurezza e stabilità.

Uno studio giapponese condotto nel 2013 ha inoltre dimostrato che i gatti sono perfettamente in grado di riconoscere la voce dei propri padroni: quando il nome del gatto viene pronunciato da una voce a lui familiare, muove le orecchie e la testa e spesso si reca verso la fonte del richiamo. Tali reazioni fisiche invece non si manifestano se a pronunciare il nome è una persona estranea!

Sempre a proposito di voci, è emerso inoltre che i gatti miagolano maggiormente per comunicare con le persone e non con i loro simili!

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